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Report: armi di distruzione di massa
3.09.2004

Gentili telespettatori, vi informiamo che sabato 4 settembre andrá in onda su RAI 3, alle ore 23.20 circa, "ARMI DI DISTRUZIONE DI MASSA " DI GIORGIO FORNONI REPLICA RIEDITATA DEL 28 MARZO 2004.

Sintesi della puntata

La messa al bando delle armi di distruzione di massa ha comportato la ratifica di una convenzione che prevede la non proliferazione e cioè la totale esclusione dell’utilizzo di queste armi e la relativa dichiarazione di chi e quante ne possiede.

Sono 157 finora gli Stati che vi hanno aderito e solo sei hanno dichiarato di averle nei loro arsenali: Stati Uniti e Russia, quali maggiori produttori e poi l’India, la Corea del Sud, l’Albania e di recente la Libia.

Durante il periodo della guerra fredda l’URSS era il paese più avanzato in fatto di proliferazione e possesso d’armi di distruzione di massa ed è in Russia che il pericolo ecologico è più allarmante. Che cosa accade in questi laboratori dove si producevano supervirus in previsione di un attacco biologico come ebola, marburg U, lassa e febbri emorragiche?

Giorgio Fornoni lo racconta attraverso un lungo viaggio nella ex Unione Sovietica: i numerosissimi laboratori segreti ancora attivi e ancora gestiti dai militari sono spaventosamente poveri di misure di sicurezza.

Nei primi anni ’90 tutti gli impianti di armi biologiche vennero smantellati ma in un grande centro scientifico in Siberia sono conservati e tenuti in vita oltre trecento virus e batteri che potrebbero in breve, ridiventare armi. Le armi chimiche sono invece raccolte in 7 grandi arsenali.

Ma il pericolo più grande è costituito dagli oltre 200 sottomarini atomici che giacciono arruginiti e prigionieri dei ghiacci, sulle coste del Nord, ancora carichi dei reattori nucleari, di missili e siluri.

I paesi del G8, sotto pressione per l’incubo terrorismo, hanno firmato nel giugno 2002 a Kananaskis in Canada l’impegno a finanziare con 20 miliardi di dollari lo smaltimento delle armi chimiche e nuclerai rimaste in circolazione in Russia.

L’Italia, ha deciso di contribuire con un miliardo di Euro e si è impegnata a smantellare l’arsenale chimico di Pochep, a 400 km da Mosca, il più pericoloso.

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