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Forum :: La vetrina di Penna d' Oca :: E' meglio essere precisi :: L'AQUILONE STRAPPATO di Antonio V. Gelormini
Autore L'AQUILONE STRAPPATO di Antonio V. Gelormini
Redazione1
6.12.2009 23:04
L'AQUILONE STRAPPATO di Antonio V. Gelormini
Sarà pur vero che lui "la Puglia la gira su e giù da quando questi ragazzi
non erano ancora nati", come ha rinfacciato con stizza Massimo D'Alema a
quegli irrispettosi Giovani Democratici, rei di aver evidenziato, con quanta
puntualità, la storia del "popolo dei fax" torni sempre a ripetersi, quando
di mezzo ci sono i suoi baffi. Altro che discontinuità e rinnovamento della
politica.
La segreteria regionale e i delegati del Pd decidono di ricandidare Nichi
Vendola alla presidenza della Regione Puglia, e Roma o la Direzione Centrale
del partito virano vele e timone da tutt'altra parte. Puntando le sorti di
questa regione sul tavolo verde di strategie nazionali, che ne vedono i
destini segnati e perennemente messi all'asta dall'astuzia tattica del
banditore di turno.
Ma è altrettanto vero che ogni qualvolta la Puglia è stata al centro delle
alchimie elettorali di Massimo D'Alema, al suo governo è poi arrivata
puntualmente la compagine avversaria. Una sorta di maledizione ancestrale,
che la relega da sempre alla preziosa funzione di "pedina di scambio" sulla
scacchiera politica nazionale.
Questa volta, però, la sensazione è che la corda sia stata tirata troppo.
C'è in giro una più concreta consapevolezza delle proprie potenzialità. La
Puglia che va, la Puglia modello, quella in controtendenza e quella ambita,
la Puglia moderna, capace di risollevarsi, e quella innovatrice, orgogliosa
di un riscatto dolce, sono i riflessi migliori di una Puglia decisamente più
matura.
Quelli di un "laboratorio", che si propone canovaccio innovativo per i
futuri progetti sugli assetti politici nazionali. E non viceversa. Che possa
essere sponda cruciale per l'auspicato riscatto dell'intero Mezzogiorno. Una
Puglia stanca di essere zavorra per equilibri politici più lontani. Che
rivendica, invece, la centralità di un confronto politico sulla
discontinuità perseguita nel modulo amministrativo, e sulla riaffermazione
coerente e prioritaria del presidente in carica. Anziché quello tutto
strumentale sulla sola cosiddetta "intesa elettorale".
La Puglia riassunta, e percepita anche all'esterno, nella personalità del
suo presidente Vendola è una "realtà" come l'uccello di Gaber: vogliosa di
volare, immaginando bene da che parte vuole andare. Un ponte su un futuro da
attori protagonisti. La ricerca di approdi ed incontri lungo i nuovi
orizzonti delle generazioni a venire.
La Puglia riproposta da incursori fedeli e affezionati, nelle loro storiche
e avvincenti battute di caccia, invece, è di nuovo il mezzo per fini dal
sapore bizantino e dalle architetture machiavelliche. Un tacco su cui
continuare a far presa, per rendere ancora elegante una gamba non più
seducente. Il ritorno ad un catenaccio difensivo, da palla in tribuna,
piuttosto che la ricerca di geometrie innovative per segnare più goal
dell'avversario.
Chiedere di ritirare la candidatura al presidente Vendola è un preoccupante
segno di debolezza della politica. Ha il piglio minaccioso ed autoritario di
una "normalizzazione" e di una sfuggente sintonia con il popolo. E' come
sparare a pallettoni sulle speranze di una Puglia migliore e sulla
leggerezza di un aquilone, la cui traiettoria è da tempo seguita dagli occhi
ammirati e dai respiri sospesi di un Mezzogiorno, finalmente "rapito" e non
soltanto ripetutamente "rapinato".

(gelormini@katamail.com)
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