1.06.2008
ALI BABACAN, LA TURCHIA, L'EUROPA. E L'ADESIONE? Appena quarantenne, studi internazionali e carriera folgorante prima nella finanza e poi nella politica, fino a divenire, a soli 35 anni, Ministro dell'Economia di un Paese di oltre 70 milioni di persone. Curriculum invidiabile e che di sicuro potrebbe condurre direttamente nel gotha ristretto dei futuri leader europei. Con un particolare. Il titolare del curriculum è turco, si chiama Ali Babacan, è oggi Ministro degli Esteri della Turchia e ancora non sa se in futuro potrà appunto essere definito europeo. Tale è la situazione di Babacan e della Turchia, paese candidato all'adesione all'UE dal dicembre 2004 ma il cui cammino europeo è pieno di ostacoli politici ed incertezze. Babacan era a Bruxelles questa settimana, impegnato in una sessione del Consiglio di Associazione UE/Turchia e in altri incontri istituzionali, tra cui un'audizione presso la Commissione Esteri del Parlamento Europeo. Il messaggio del ministro degli Esteri, membro del Gabinetto dell'islamista moderato Erdogan, è da anni sempre lo stesso: i negoziati in corso non possono che prevedere l'adesione della Turchia all'UE. Nessuna ipotesi alternativa, nemmeno l'idea di una forte partnership privilegiata con Bruxelles, possono distogliere dall'obiettivo dell'ingresso nell'Unione. Altrimenti, così Babacan davanti agli europarlamentari, "l'intero cammino di riforme troverebbe molte difficoltà ad essere mantenuto". Perché si esige dalla Turchia, ha insistito Babacan, di rispettare un calendario preciso nell'attuazione delle riforme se poi è la stessa Unione Europea a diluire l'apertura di nuovi capitoli negoziali e a rifiutare categoricamente di fissare un'indicazione precisa sui tempi e sulla data dell'adesione? Al momento, infatti, sono aperti solo sei capitoli negoziali, altri due - seppure in ritardo - saranno aperti a breve, rimane tuttavia l'opposizione di molti Paesi, in primis la Francia, ad aprire quei dossier più decisivi per la futura adesione. Il Parlamento Europeo, appena una settimana fa, ha votato la relazione annuale che fa il punto sullo stato dei negoziati con la Turchia. Dopo lo stallo della prima metà del 2007 - la crisi istituzionale terminata con la nuova vittoria del partito islamista di Erdogan e l'elezione alla Presidenza della Repubblica di Abdallah Gul - il Parlamento ha espresso un importante parere favorevole sul nuovo cammino di riforme intraprese da Ankara. L'avvicinarsi delle elezioni europee e l'arrivo della Presidenza francese - non è un mistero l'avversione nutrita dal Presidente Sarkozy alla prospettiva di un ingresso turco nell'Unione - certamente non preannunciano un cammino troppo roseo per la Turchia nel breve termine. Il Trattato di Lisbona, quando entrerà in vigore nei prossimi mesi, darà all'Europa un leader unico per rappresentarla, nella persona del Presidente del Consiglio Europeo. Che a sedere su quella poltrona, negli anni a venire, sia la giovane promessa Babacan rimane ancora una prospettiva piuttosto lontana.
Francesco Cerasani
Fonte: http://www.delegazionepse.it
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